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delusioni
Oggi mi aspettavano e già sapevano. Sapevano che ero molto arrabbiata, lo sanno da martedì e negli ultimi giorni solo pochi e intimoriti "buongiorno prof" incontrandoli per le scale e i corridoi mentre cercavano con gli occhi un sorriso che non ho mai ricambiato fino in fondo. Così entro in classe dopo la ricreazione circondata da un silenzio gelido, mi siedo firmo, consegno le verifiche e poi comincio a parlare. Parlo dei pessimi risultati, degli errori, tanti, troppi, trovati nei compiti. Parlo del fatto che risultati così bassi mi mettono in discussione e mi fanno riflettere tanto, solo che l’analisi degli errori trovati nei loro compiti mi porta a dire che quello che è mancato è stato l’impegno e lo studio, non la comprensione. Li accuso di superficialità e discontinuità e loro tacciono, guardano i compiti e ammettono in silenzio. Dico che dopo le pagelline abbastanza buone, ricevute un mese fa, si sono adagiati, che evidentemente le lusinghe degli insegnanti in sede di consiglio li hanno rammolliti, che non stanno combinando più nulla di buono. Parlo della delusione, parlo del fatto che se pretendo tanto da loro è perchè penso che valgano e che sarebbe tanto facile mettere nei compiti gli esercizi fatti in classe, avrei io per prima meno problemi e meno pensieri, ma certamente non mi sentirei a posto con la coscienza, perchè c'è un esame di stato e poi un test di ammissione a qualche facoltà che potrà forse decidere della loro vita, dei loro progetti e dei loro sogni, e poi ci saranno tanti esami all'università e tante prove e difficoltà certamente più grandi di questi stupidi compiti in classe. Parlo del fatto che come insegnante mi sento tranquilla solo quando so di aver dato loro il massimo possibile e di averli costretti a studiare tutto ciò che penso possa servirgli per affrontare il dopo. Poi ho parlato della fiducia tradita, del fatto che venerdì mi hanno fatto credere di avere due verifiche perchè li giustificassi. Solo che io le cose le “sento” e questo loro lo sanno bene, leggo nei loro occhi le bugie, sento l'imbarazzo dei silenzi e ci è voluto poco a scoprire che le due verifiche erano in realtà un'esercitazione in classe di inglese senza voto e un compito di filosofia fissato da ben due settimane, motivi decisamente non sufficienti per arrivare impreparati. Non hanno osato replicare. Il silenzio ha tagliato l’aria come un coltello affilato.
Punto e capo.
