Unico e indimenticabile come tutti quelli che ho visto. Torno a casa ogni volta sfatta e dolorante, ma felice e ricaricata. Eh sì.... perchè quando si va ai concerti di Vasco, si parte sempre presto, la mattina, per evitare code (questa è la prima scusa), per parcheggiare vicino allo stadio (questa è la seconda scusa), per mangiare con gli amici le specialità locali (questa è la terza scusa). Poi tutte queste cose si fanno certo, ma la verità è che il concerto dura una giornata intera, dalla mattina alla sera, quindi tanto vale avvicinarsi allo stadio presto e godersela proprio tutta. Quando arrivi respiri già tutta l'emozione, incroci i soliti bagarini, dopo 4 concerti nella stessa stagione e anni di tours ormai li riconosci, i soliti venditori di magliette, fascette, felpe, perizomi con la faccia o la firma di Vasco e una quantità di baracchini dove sai già ti fermerai a notte fonda a mangiare un panino di dimensioni galattiche che digerirai, forse, il giorno dopo. Un concerto è ormai un rito.
Poi entri allo stadio, sono appena le 16.30, ti guardi attorno, il prato è già in subbuglio, le gradinate si riempiranno presto, i distinti non numerati, cioè la tribuna dove chi prima arriva meglio alloggia, sembra esplodere, cerchi un posto, ti stendi a terra e aspetti. La gente arriva in continuazione, l'ingresso è attraversato incessantemente da un fiume di persone. Qualcuno dorme, qualcuno mangia, tutti bevono, fa caldo, il sole picchia. Si gioca a pallone, qualcuno a carte, qualcuno legge beatamente come fosse in spiaggia noncurante del casino. Cominciano a comparire gli striscioni, cerchi i soliti che vedi ad ogni concerto "eccoli là ci sono anche oggi!" poi leggi gli altri e sorridi per la fantasia e l'affetto della gente. I cori cominciano e la gente si scalda.
Osservi le persone, di ogni età, di ogni dove. Passa un bimbo di 6 anni con il gesso al braccio, un ragazzo con il gesso alla gamba, due coppie di ordinati sessant'enni in giacca e abito con bicchieroni di birra, una signora incinta di almeno 6 mesi, due cinquantenni con sgabellino da pescatore e binocolino per vedere il palco nel bel mezzo del prato, una famiglia intera mi passa davanti armata di coperte e trapunte per stendersi al sole, intere comitive arrivate da centinaia di km di distanza. Poi ci sono i disabili che, a ragione, non ne vogliono sapere di stare in tribuna, vogliono stare sotto, davanti a lui, esserci lì in mezzo al delirio tutti li aiutano a passare, si avvicinano al palco, staranno davanti come è giusto che sia.
Ognuno c'ha il suo abbigliamento da concerto. I veterani sfoggiano con orgoglio le maglie introvabili di vent'anni pirma, i giovani le maglie appena comprate fuori dallo stadio, poi ci sono quelli che la maglia se la sono fatta da soli, quelli con il berrettino e l'occhiale alla Vasco, quelli con la fascetta al polso, quelli con la camminata ciondolante e lo stivale che sembra di tre taglie più grandi, mah!
Il tempo vola. Alle 21.05 le luci si spengono, compaiono i musicisti uno alla volta, inizia la musica, le luci, il fumo esce dal fondo del palco, passano altri 5 minuiti, non se ne può più e Vasco appare dal nulla lo stadio esplode in un boato lui è già sulla passerella, sembra camminare sopra un mare di persone, è l'inizio. "Basta poco, a fare impressione.... ".
"sai che cosa c'è ehhhehehe.... non importa se.... quando tocchi il fondo vieni su, vieni fuori oppure non ci vieni piùùùùùù!"
Il popolo è lì, canta, ride, balla... "Siamo solo noi...." ognuno si fa il suo personale concerto, ti guardi attorno, tutti cantano con lui, sembrano parlargli come se solo lui capisse o potesse capire, come se solo lui con le sue canzoni fosse riuscito a dare voce "senza tante parole" alle emozioni più vere, ai contrasti, alla noia, all'amore, alla tristezza, alla gioia, alla rabbia che ognuno vive dentro di sè..... ed è tutto lì in quelle tre ore di musica e voci. Vasco "ti prende e ti porta via" con sè, fra mille immagini e mille emozioni diverse, ti fa ridere e ti fa piangere, ti fa incazzare e poi ti fa ridere di nuovo.
Migliaia di mani si alzano al cielo, le luci si accendono sullo stadio e...... "sì....stupendo!" e poi si avanti, tra canzoni vecchie e nuove, "la vita è brivido che vola via.... è tutto un equilibrio sopra la follia" ed io so già che resterò senza voce, macchisenefrega!!
Vasco è sul palco sorridente, sembra commosso dopo il saluto a Massimino, con quegli occhi azzurri, profondi e tristi, annuncia l'ultima e ride di fronte al boato di "NOOOOOOOOOOO", tutti sappiamo che farà quella e poi se ne andrà, come sempre. Ci lascia cantare, apre le braccia e ride come a dire "che bravi" ............
"tu sola dentro una stanza e tutto il mondo fuoriiiiiiii!"
Ciao Vasco, ci vediamo ancora..... domani sera.