Questi pensieri sono nati durante gli esami di quest'anno e dopo aver letto un bel libro...
Ricordo con orrore i temi di italiano. Per me sono stati sempre motivo di pena e tormento, non per l’esito, non per la difficoltà, non per la noia, non per la mancanza di idee, ma per la complessità a raccontare i miei pensieri, le mie emozioni, e oserei dire i cazzi miei, a qualcuno, nel caso specifico un insegnante, di cui non avevo grande stima.
Ecco, se la mia prof di Storia e Filosofia del liceo (grande donna), fosse stata la lettrice dei miei temi, allora credo che il mio entusiasmo sarebbe stato negli anni crescente e generoso, anzi mi sarei sentita onorata da un simile privilegio, libera di raccontare, dire, parlare, di lanciarmi in commenti e critiche, sicura che qualsiasi contenuto sarebbe stato rispettato anche se non condiviso…… così non è stato nonostante qualche elogio ricevuto, da chi tuttavia non riusciva a creare quella tacita, ma per me necessaria, sintonia emotiva.
Del resto ho sempre avuto amore e passione delle materie scientifiche, la matematica sopra ogni cosa e riscopro a tratti solo ora il piacere, mai fino in fondo assaporato, per le materie che ho sempre studiato per dovere più che per piacere. Credo che in fondo mi sia mancata una guida, un insegnante vate capace di aiutarmi ad aprire il cuore di fronte alle bellezze letterarie. Ricordo i diversi professori che si sono avvicendati in cattedra, lì seduti, fermi, impalati, inchiodati, a svolgere il loro dovere di supplenti, sempre lo stesso tono di voce, sia che parlassero di Dante, che di Quasimodo, mai uno slancio appassionato, un’emozione vera, una sorpresa; il tizio nasce a……, muore a……, vive prima a ……… poi si trasferisce a………, partecipa a…………. scrive le seguenti opere (……lista della spesa), quindi si passava alle letture, breve analisi, per fortuna qualcuno interveniva, deboli commenti, d’altra parte……… “studiare per la prossima volta che interrogo”. Ringrazio infinitamente per i chiarimenti, ma tutto ciò me lo trovavo da sola sul libro.
Lo so che sembro spietata, ma io spesso scopro che la scuola mi ha privato di qualcosa di bello, in un momento della vita unico, un momento di crescita, libertà, formazione, scoperta, non è riuscita a darmi quanto poteva e quanto altri invece hanno ricevuto…… pazienza.
Durante gli orali degli esami, come già detto, mi annoio, se non fosse per la Cariatide da tenere sotto controllo, così leggo i temi di italiano e a volte (ma solo per qualche frazione di secondo, intendiamoci) vorrei insegnare Italiano!
Qualcuno ha scritto: “questi tre anni sono stati per me come un caldo abbraccio di una grande famiglia” non ci sono commenti, un altro “quest’anno per me è stato difficile perché non facevo più ridere i miei compagni, è arrivato un nuovo studente più simpatico, divertente e carino di me” e tutti noi a scervellarci su cosa tediasse questo ragazzino, fino all’anno scorso così ……… simpatico e sereno. Poi si leggono dichiarazioni d’amore per i genitori, per gli amici, per gli insegnanti, si scopre che qualcuno è preoccupato per la salute di qualche familiare, qualcuno è tormentato dalle scelte che deve affrontare, qualcuno si è innamorato senza essere ricambiato. Altri scrivono (come facevo io) sapendo bene che qualcuno leggerà, magari qualcuno a cui non vogliono dire proprio tutto, si riscopre la riservatezza già nota del loro carattere, si scopre che già calcolano e misurano le parole per risultare “scolasticamente” corretti come se questo fosse garanzia per un buon voto, sono già tremendamente grandi…
Ricordo quella ragazzina di terza, paurosa fino allo sfinimento che scrive “io in matematica sono un disastro lo sono sempre stata, non capisco e non so fare nulla, non so cosa combinerò al compito, quando sarò lì come al solito mi si svuoterà il cervello” poi ha preso un gran voto come mai nell’intero anno e quando gliel’ho detto, prima che cominciasse l’orale, i suoi occhi brillavano di felice incredulità… poi in corridoio prima che se ne andasse le ho raccontato di aver letto il suo tema, le ho spiegato che la realtà è molto lontana dai suoi pensieri distruttivi, che era un anno che glielo ripetevo, che doveva cominciare ad avere un po’ di fiducia nelle sue capacità, mi ha abbracciata.
Naturalmente i commenti su Profmath si sprecano, ma questi li tengo per me, come un tesoro prezioso, me li sono letti e riletti gongolando di gioia ed è incredibile come gli studenti di cui mai penseresti ti si affezionano immensamente. OcchIncerti scrive “la mia prof preferita è Profmath perché………., anche se a me la matematica fa schifo e proprio non la capisco, non ho mai preso una sufficienza” io ripenso ai suoi grandi occhioni che durante le ore mi seguivano in giro per la classe con aria timorosa e quell’eterno punto interrogativo che io immaginavo disegnato sulla sua fronte.
Ecco, io vorrei avere il privilegio di condividere i segreti ed i pensieri dei ragazzi, vorrei guidarli ad esprimere liberamente le loro emozioni, vorrei custodire tutto ciò e imparare a conoscerli meglio, perché loro scrivendo raccontano e si raccontano, alcuni più di altri è evidente. Così si svelano misteri su cui per lungo tempo tu insegnante ti sei interrogata, scopri perché quel ragazzino improvvisamente ha cominciato a lavorare poco, o troppo…… e le risposte che nè il ragazzino, nè i genitori riescono a rivelare sarebbero a volte più semplici da scoprire.