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Riporto un commento al post "Incerto e altri voti" , arrivatomi oggi in mail in forma quasi anomina. Sull'attendibilità della fonte nutro seri dubbi.... ma per dovere di cronaca mi sento di condividere questo delirio. Qualsiasi riferimento a cose e persone è ovviamente del tutto ........ non casuale.......
Ieri scritto di matematica con elementi di tecnologia...... Sono arrivata a scuola alle 7.15 che per me significa partire da casa alle 6.15, va beh... vi racconterò presto le vicissitudini della giornata e potrò sfogarmi con voi di tutte le cose che non sono andate come dovevano, dei colleghi a cui avrei voluto spaccare la testa col bastone (l'anno prossimo devo ricordarmi di portarlo), dei miei studenti che se ne sono arrivati pacifici e ridanciani, del presidente che sogghigna e mi sussurra "ma sanno che hanno il compito di matematica?", del presidente più preoccupato dei ragazzi (evidentemente in matematica non era un asso :PP), del compito che "Prof non era difficile come quelli che ci dava lei durante l'anno", del "grazie prof, per averci stressato così tanto.... ", del "prof ho sbagliato tutta l'equazione!", del "prof, ma il triangolo era rettangolo?, io ho scritto che era scaleno" ed era anche scaleno...... , degli studenti che non se ne volevano andare e sono rimasti fino alle 5 del pomeriggio e giocare a pallone in cortile perché in fondo questa scuola è la loro seconda casa e io sentivo le loro grida mentre già correggevo i loro compiti, di come sono andati questi benedetti compiti, delle imprecazioni che sono volate di fronte a certi errori, del tifo per i loro esercizi corretti (io tifo per loro sempre e comunque), delle due pizze di classe in una giornata (record dei record)......, del “bilico” che CannaDaPesca ha poggiato sul tavolo della pizzeria e poi ha lasciato incustodito per correre dietro alle ragazzine (proprio non imparano mai), di noi prof che mangiamo col camioncino Ferrari tra due medie bionde (ehehehe), degli amori nati o finiti nei giorni degli esami, di loro che se ne vanno, degli addii e degli arrivederci, di noi che li ricordiamo bambini in prima media e li lasciamo andare piccoli ragazzi, piccoli macho-man, piccole donnine ormai irriconoscibili e di loro che ritorneranno a trovarci fra mesi o anni e faremo fatica a capire chi sono, dei numeri di telefono lasciati e delle firme sulle magliette e…………… delle pagelle di quelli che ancora rimarranno con noi, stampate male, piene di errori, di io che me ne accorgo alle 17.50, a dieci minuti dalla consegna, con i genitori già in attesa…… e la grande ruota continua a girare…....
Ho passato il week-end a sistemare i voti finali per gli scrutini. In queste situazioni dubbi e perplessità la fanno da padrona, si insinuano tra pensieri, bilanci e riflessioni e rendono il lavoro impossibile, così passi il tempo ad arrovellarti attorno a strane congetture e soluzioni nei momenti più diversi della giornata.
Per qualche allievo i dubbi non esistono, apri il registro, guardi i voti, la media spacca il centesimo (per la gioia vorresti dargli un voto in più). Prendiamo per esempio uno studente dal profilo armonico come MilanistaCheDormeInClasse: tutte insufficienze. Vorrei mettergli un distinto per simpatia per premiare la sua costanza perché per il quarto anno consecutivo (fate voi i conti) è riuscito ad avere una griglia che sembra un campo di combattimento, una fila di quadrettini grigi che per noi significa… beh avete capito. Oppure BiondoCandeggina il buono per eccellenza, mai una sbavatura, preciso, quadrato, matematico oserei dire, in tre anni compiti e interrogazioni buoni, se si è ritrovato qualche volta un buono meno, ha poi recuperato con un buono più. Un ragazzo, un voto; glielo si potrebbe cucire addosso. Per la verità avrei desiderato che nel tempo crescesse un po’ nel profitto, ma lui niente, ostinato, non vuole darmi problemi.
Poi ci sono gli studenti per cui spendi qualche ora o qualche giorno. A qualcuno fai anche un’ultima disperata interrogazione, che come sempre non è risolutiva del problema anzi ti confonde, ma fa numero. Allora ripensi all’intero anno, fai bilanci, pensi alla partecipazione e all’interesse dimostrati, pensi ai compiti svolti e alle giustificazioni avanzate e alla fine regalando qualcosa ai più e togliendo qualcosa a quelli che non meritano favori, prendi una certa, quanto scontata decisione.
Infine ci sono gli incubi. Quegli studenti per cui non basterebbe un mese per decidere. L’arcano spesso si nasconde tra il non sufficiente e il sufficiente, quello noto ai più come il voto “incerto”. Ed è in questi casi che ci si domanda perché tanta ostinazione nell’uso dell’incerto, insomma o uno sufficiente o non lo è. Poi rifletti e pensi ai compiti e alle interrogazioni dell’anno quando per differenziare tra chi non ce la fa, ma ci prova e chi potrebbe farcela, ma …. chissenefrega, metti l’incerto sperando che si trasformi in breve tempo in un sufficiente. Il problema è che poi a fine anno quando nella pagella l’incerto non lo puoi mettere, ti ritrovi fregata, perché quello studente su cui avevi riposto tante belle speranze, il sufficiente non l’ha mai preso e ha proseguito il suo cammino sulla lunga strada dell’incertezza….. certa. Così BimboColCiuffo non avrà la sufficienza in pagella e potrei stare qui a dare motivazioni pedagogico-educative e altro, ma la realtà dei fatti è che sa appena appena contare il resto quando glielo ritornano al bar della scuola, altrove non so, e che se gli chiedessi di calcolare l’area del campo in cui gioca a calcio date le dimensioni, oltre ad esprimere il risultato in kg, eseguirebbe probabilmente una sottrazione e se poi lo guardassi di traverso proverebbe con una divisione……ma io so che si impegna, lo so. So anche che la decisione produrrà conseguenze non calcolabili per cui alla consegna delle pagelle dovrò consolare MadreLacrimaFacile convincendola che l’insufficiente in realtà non è un insufficiente (bell’impresa), che il figlio si è impegnato, ma ha ancora grosse lacune, dovrò dissuaderla da iniziative omicide dicendole che è una brava madre che il figlio è un bravo ragazzo, ma che è molto immaturo… che crescerà…. poi inventerò sul momento……… e……… se avessi messo quel sufficiente quanto più semplice sarebbe stato.
Poi c’è l’alunna modello, quella che prende sempre ottimo, quella che studia studia, ma non riesci a capire se la matematica le piace davvero o se è solo un problema di voto, quella che non si entusiasma mai per essere riuscita a risolvere un problema difficile, quella che se prende un distinto più, torna al posto cercando nel compito dove tu (insegnante) hai sbagliato a correggere, quella che contesta i voti delle verifiche a tutti i colleghi, ma con te nemmeno ci prova perché ha di fronte un punteggio oggettivo, insindacabile e che non lascia spazio a rivendicazioni, quella che se la compagna in difficoltà le chiede un chiarimento le risponde “prima finisco tutto e poi eventualmente…”, quella che in banco con CannaDaPesca, il ragazzo del tir Ferrari, teneva i tavoli separati di 10cm (…). È evidente quale sarà il suo voto in pagella, è deciso ancora prima di cominciare a pensarci, ancora prima di aprire il registro, e controllare i voti, avrà ottimo perché sa la matematica, ma davvero…. solo per questo….
Ieri mattina ore 7.45 presenti all’appello gli insegnanti tutti si dà inizio alle danze.
Io, con la mia solita mezz’ora canonica di anticipo, alle 7.15 ero già davanti al pc dell’aula insegnati che controllavo voti e giudizi, che stampavo griglie e relazioni finali, che definivo voti di comportamento prima che l’arrivo della cavalleria rusticana potesse confondermi le idee. Io non so come sia nelle altre scuole, ma dove lavoro io il giorno degli scrutini di fine anno è un vero delirio. Fischio dell’arbitro si comincia. Aula di tecnologia, 6 pc accesi, vari insegnanti che completano relazioni, sistemano gli ultimi voti, registri con verbali da firmare, da incollare, da scrivere. La temperatura aumenta. ProfSegretari che ti passano foglio e penna e con fare intimidatorio ti ordinano di firmare. La stampante che si inceppa, foglio incastrato, stop dei lavori. Si riprende. La CollegaCariatide di arte che non sa usare il pc chiede aiuto, sono 3 settimane che cerca di preparare un documento chissà se oggi riesce a partorirlo. Il collega di tecnica per l’occasione ha tirato fuori dalla naftalina il completo d’ordinanza: pantalone scuro, valigetta del ’23 (ma del 1823!!!), maglioncino rigorosamente di lana. La sola visione mi fa venire le ascelle pezzate. Ogni anno la stessa storia, arrivano gli esami e lui tira fuori il maglioncino di lana, il problema è che di anno in anno, secondo me, non lo lava. Nessuno vuole sedersi vicino a lui e lui puntualmente si avvicina e ti parla da 5 cm di distanza per non disturbare, sì va beh… ma io muoio. Aumenta anche il tasso di umidità, ormai si suda vistosamente. Si leggono i giudizi di ogni ragazzo, qualcuno ogni tanto commenta e propone correzioni, qualcuno dorme. ProfPentolaDiFagioli (così chiamato perchè il suo parlare ricorda il noto rumore di pentola in ebollizione) brontola picchiettando l’orologio e sottolinea che siamo in ritardo sulla tabella di marcia, lo direbbe anche se non fosse vero, terrorismo psicologico. Si perdono minuti per decidere se l’impegno di tizio è stato quasi sufficiente o non del tutto sufficiente e se l’attenzione di caio è stata più che discreta o quasi buona, e si teorizza sul più, il meno, il quasi e il non del tutto come se da questi dipendesse la fine del mondo. Si contano le assenze, qualche collega conta più assenze che presenze, ricomincia, qualcuno prosegue con controllo incrociato di registri di classe e registri personali, delirio. A metà mattina la situazione sembra sotto controllo anche se sono dati per dispersi i timbri e per esaurite le fascette per chiudere i pacchi dei compiti. Profmath, ladra professionista, e AndyTheCat, ladro filosofo, ricevono mandato …. per risollevare le sorti della situazione…….
(Continuerà)
Lunedì. Prima ora di lezione. Entro in terza, apro il registro, firmo, segno l’unica assente, che a quanto dicono i più informati ha prolungato il week-end al mare, penso: “begli amici”. Stanno poi zitti, come sempre gli zaini rimangono rigorosamente chiusi, i banchi rigorosamente deserti. Mi guardano, dormono ancora. Devo chiedere gentilmente che tirino fuori il materiale, mi chiedono se c’è scienze o matematica,: è un anno intero che si fa matematica in quest’ora!!!! Me lo dico sempre, sono poco chiara nelle consegne…
CannaDaPesca, in ultima fila, invece di tirare fuori i libri comincia ad esibire uno splendido esemplare di camion Ferrari, motrice e rimorchio (detto altresì “bilico”). Non è una novità che questo originale studente faccia “altro” durante le ore scolastiche, tuttavia, la prima ora del lunedì, richiede maggiore rispetto! Mi alzo comincio a girare per la classe e ricordo che il giorno seguente c’è la simulazione, qualcuno chiede: “ Quale simulazione?”
Individuo il soggetto in questione, lo guardo, lo fulmino, scivola un po’ sotto il banco, credo per la fulminata, il suo sguardo disperso tradisce la verità: non sa di cosa parlo. Rispondo che ci sarebbe stata la simulazione d’incendio, così se il giorno dell’esame di matematica qualcuno decide di dare fuoco alla scuola per disperazione sappiamo tutti come evacuare……… diventa viola, gli altri ridono, si scusa.
Apro il libro, indico gli esercizi da svolgere, e tengo d’occhio CannaDaPesca che ormai ha allestito un parcheggio di macchinine da caricare sul tir Ferrari.
Il caso volle che il banco accanto al suo fosse proprio quello libero.
Mi siedo lì, lui guarda il pavimento, ammiro il suo parcheggio, prendo la motrice: “questa mi sa che la tengo io, così con le tue macchinine non te ne vai da nessuna parte”, “Prof, la prego no!”.
Martedì, durante la simulazione ho tirato fuori la motrice, l’ho parcheggiata sulla cattedra e lì è rimasta due ore. Non ho mai visto CannaDaPesca così impegnato.
È una settimana che giro con la motrice nella borsa. Tutta la scuola sa della motrice, qualche collega mi chiede della motrice, allievi che non conosco mi si avvicinano e mi chiedono notizie della motrice e vogliono sapere se tornerà al legittimo proprietario, io rispondo che se mi stancherò di giocarci..... forse.........
Quinta ora di lezione, la prima dopo la pausa pranzo e la ricreazione.
I maschietti dopo un’ora di torneo di calcio, tornano alle attività scolastiche (ammesso che questo sia possibile) sfigurati come lottatori, rossi come pomodori, grondanti di sudore da far schifo, puzzolenti come capre. Si siedono, inspirano ed espirano 3 volte e chiedono di andare in bagno. “Ma come? Siete appena arrivati in classe, potevate pensarci prima!” Io e le mie idee geniali, il rispetto delle regole e bla bla bla....... dopo cinque minuti già non si respira, decido di lasciare la porta della classe aperta per far passare un po’ di aria pulita, visti in maleodoranti soggetti presenti.
Le ragazzine sono tornate in classe, ma in realtà la testa l'hanno lasciata in cortile, al di là dei cespugli dove dieci minuti prima sono state scovate dal preside avvinghiate a non so che ragazzino (ormai ho perso il filo della novelas, il conto dei personaggi in gioco, il chi ha tradito cosa e con chi, chi sta con chi etc……). Bene, riesco a fatica a portare la scolaresca a più miti e meno interessanti affari.
Spiego l’attività da svolgere, faccio tirare fuori il materiale, consegno le fotocopie, si mettono al lavoro. Sono tutti tranquilli e pare affaccendati e uno strano silenzio pervade l’aula.
La porta di una delle altre terze (sempre una mia classe) è aperta, sento appena la voce del collega FigoMaDepresso, di musica, che spiega la lezione. Le porte delle due classi sono situate in maniera che se entrambe sono aperte i ragazzi si vedono da una classe all’altra. La cosa però mi è sfuggita di mente per un attimo e la tresca ha cominciato a consumarsi. Fatale la risata di una ragazzina che appena ha incrociato il mio sguardo non è più riuscita a trattenersi e si è nascosta sotto il banco. Mi alzo senza proferire parola, molti lavorano e non si accorgono di nulla, vado in mezzo all’aula mi siedo come una scolaretta nell’unico banco libero, per assenza, e guardo in corridoio… vedo gli altri nella classe opposta che mi sorridono, alzano ad intervalli regolari (a seconda che il prof sia girato o meno) cartelli con scritte in grassetto “ciao”, “come va?”, “che fate?”, "Mi Saluti A?", e fanno ciao ciao con la manina, il tutto mantenendosi seri e impassibili nonostante fossi comparsa io nel loro orizzonte (sono già degli attori navigati). Fantastici! Mi domando quante volte lo fanno, con quanti insegnanti riescono in questo incredibile scambio di messaggi e ripenso a quanto era lunga a passare una mattina anche per me quando ero dall’altra parte della barricata e cosa non si riusciva a combinare per far passare il tempo.
Sorrido, ricambio i saluti, nel frattempo anche quelli fuori campo visivo dalla mia parte si sono alzati a salutare, grido al collega FigoMaDepresso “Porta?!!!”, capisce al volo, si affaccia ci vede tutti in formato foto di gruppo che lo guardiamo sorridenti, ride. Dietro di lui si forma lo stesso gruppo modello foto, ci RIsalutiamo tutti, 10 minuti dopo l’ultimo saluto di commiato a fine ricreazione.... chiudiamo le porte. Si ricomincia…